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Storia :: RE: 9 MAGGIO 1945

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 23:13
Autore: paolorodolfo
Inviato: Mer Mag 14, 2008 9:13 pm (GMT 0)

Edoardo ha scritto: paolorodolfo ha scritto: Fino a qualche tempo fa San Marino era ancora in guerra con la Svezia (la Guerra dei Trent'anni)

Questa non la sapevo...

Divertente, eh? Naturalmente, considerato l'innumerevole numero di stati e staterelli nell'Europa del XVII secolo, uno piccolo come San Marino poteva sfuggire.......
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Paolo Rodolfo Carraro
Responsabile AM per l'Emilia-Romagna

Politica Italiana :: RE: La costituzione e la monarchia

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 23:11
Autore: paolorodolfo
Inviato: Mer Mag 14, 2008 9:11 pm (GMT 0)

Condivido pienamente, e affermo che i componenti della Resistenza furono in maggioranza, Monarchici !
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Paolo Rodolfo Carraro
Responsabile AM per l'Emilia-Romagna

Politica Italiana :: RE: La costituzione e la monarchia

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 22:52
Autore: admin
Inviato: Mer Mag 14, 2008 8:52 pm (GMT 0)

succede raramente di leggere un articolo come questo che senza paura attacca il Pensiero Unico imposto dal regime repubblicano.

Bravissimo l'autore

W Re Vittorio Emanuele III
W RE Umberto II
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Roberto Rizzo
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Alleanza Monarchica - Stella e Corona http://www.alleanza-monarchica.com
Italia Reale http://italia-reale.alleanza-monarchica.com

Politica Italiana :: La costituzione e la monarchia

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 22:47
Autore: admin
Oggetto: La costituzione e la monarchia
Inviato: Mer Mag 14, 2008 8:47 pm (GMT 0)

Citazione: La costituzione e la monarchia
di Riccardo Scarpa

Le riflessioni sulla “Resistenza” del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, hanno riaffermato, nell’occasione dell’ultimo 25 d’aprile, un profilo alto del garante delle libere istituzioni e della coscienza nazionale. Con quel ricordo rispettoso d’ogni caduto, a prescindere dalla scelta compiuta in momenti difficili, ed al contempo con quel esigere rispetto per la storia, per quanto attenga ai principî fondanti dello Stato libero. Ne risulta la conferma d’un profilo della suprema magistratura dello Stato tanto morale quanto, direi, fisica, da re, quale un Umberto che non avesse patito i risultati referendarî alla Romita e fosse lì, ringiovanito, con una sua naturale tendenza ad una «monarchia socialista», quella ipoteticamente saragattiana e non l’obiettivo polemico del Missiroli prefascista. Detto questo, si consentano dei rispettosi rilievi storiografici, indispensabili proprio per rimarcare i principî fondanti d’un senso di patria che possa essere condiviso appieno.

Il Capo dello Stato, nel discorso di Genova, avoca alla «Resistenza» il merito d’aver fatto sì che la nuova Costituzione del 1947-48, promulgata da Enrico De Nicola, sia frutto d’un Assemblea costituente eletta a suffragio universale diretto, al contrario delle due altre date alle potenze dell’«asse» sconfitta. Queste ultime, infatti, o sono frutto, come la «Legge fondamentale» della Repubblica Federale di Germania, di opera dei Länder locali sotto controllo delle potenze occidentali, con l’approvazione d’una Consulta costituzionale eletta per modo di dire, oppure, come in Giappone, direttamente date per ispirazione dello stesso generale Douglas Arthur MacArthur, comandante delle forze alleate del Pacifico. Questo avvenne, però, per tre circostanze che debbono essere rese esplicite. Sono le scelte del re Vittorio Emanuele III e del principe Umberto quale luogotenente generale del Regno, nei difficili frangenti fra la fine dell’ultimo governo Mussolini, il 25 luglio del 1943, l’8 settembre successivo e la ricostituzione delle Regie forze armate col I Raggruppamento motorizzato e, poi, Corpo italiano di liberazione.

Queste scelte furono: 1) la tanto discussa decisione, costituito un Governo che liberasse lo Statuto dalle sovrastrutture fasciste, nelle difficili circostanza generate da modi e forme nelle quali gli anglo-americani resero noto l’armistizio, di «mettere al sicuro» i vertici istituzionali da rappresaglie germaniche per conservare la continuità dello Stato italiano, esattamente come fece Stalin nell’Unione Sovietica, riparando in gelide regioni interne distanti da Mosca per leghe non paragonabili al tiro di schioppo che separa Roma da Brindisi o Salerno, e non prendendo neppure in considerazione di riparare all’estero, come fecero i sovrani d’Olanda o Belgio e fece il generale Charles De Gaulle, per «dirigere la resistenza francese»; 2) l’allaccio immediato di contatti istituzionali con gli alleati, che perciò non occuparono mai le province sotto controllo del regno, e ne riconobbero la sovranità sui territorî mano a mano liberati, sino a riaccreditare a Roma le rispettive rappresentanze diplomatiche una volta liberata la capitale; 3) la immediata e spontanea resistenza, checché se ne dica, di molte unità militari agli occupanti germanici nella penisola, nelle isole greche e nei Balcani, e la ricostituzione di Forze armate regolari, combattenti con valore al fianco degli alleati, dalla partecipazione alla battaglia di Montelungo del I Raggruppamento motorizzato, nel dicembre del 1943, alla costituzione del Corpo italiano di liberazione (un corpo d’armata) nell’aprile del 1944, coi Gruppi di combattimento (divisioni) Cremona, Friuli, Folgore, Legnano, Mantova i Piceno, cioè d’un esercito di 413.000 uomini, coadiuvato da una marina di 83.000 uomini e un’aeronautica di 31.000, è a dire di Forze armate che hanno lasciato sul campo 87.000 caduti tra l’8 settembre del 1943 e l’8 di maggio del 1945, alle quali s’aggiungono gli 80.000 militari presenti nelle formazioni partigiane ed i 590.000 internati dai Germanici, poiché rifiutarono con essi ogni collaborazione, pel giuramento reso al Re ed alla Patria.

Tutto ciò ha impedito che lo Stato italiano abbia dovuto subire alcuna «debellatio», cioè annullamento della sua esistenza statuale. Proprio quanto, invece, venne imposto alla Germania rappresentata dall’ammiraglio Karl Dœnitz, per conto del governo d’affari formato dal conte Johann Schweirn von Krosigk per trattare una resa che fu incondizionata. Situazione espressa nella «legge» promulgata, il 25 di Febbraio del 1946, col n°46, da parte del Comitato di Controllo interalleato che dispone: «Lo Stato prussiano, insieme col suo governo centrale ed i suoi ufficî, è abolito». Apparte il tono ridicolo dell’enunciato, che è come se gli alleati, nel 1943 o nel 1945, avessero abolito il Regno di Sardegna, sta in fatto che lo Stato italiano, per le tanto discusse scelte politiche del momento di S. M. il Re Vittorio Emanuele III, e del suo governo, non subì una simile «debellatio», e per tanto fu pienamente sovrano nel scegliere come e con quali forme riformare il proprio ordinamento costituzionale. Se, poi, le modalità scelte per decidere la forma di Stato e di Governo furono quelle del referendum e dell’elezione d’un Assemblea costituente, votati per suffragio universale e diretto, ciò lo si deve a decreti legislativi luogotenenziali di Umberto di Savoia.

Infatti re Vittorio Emanuele III, col Regio decreto del 2 agosto 1943, n.705, aveva sciolto la Camera dei fasci e delle corporazioni e dichiarato, così, chiusa la XXX legislatura, ma le elezioni per la nuova Camera si davano per rinviate alla fine delle ostilità, e nelle more il potere legislativo veniva assunto dal governo, con decreti legge, che comunque mantenevano la clausola della presentazione al Parlamento per la conversione. Il sovrano, cioè, si limitò ad agire nell’ambito statutario, in attesa che le circostanze politiche consentissero il normale funzionamento dello Statuto Albertino. È con la nomina d’Umberto a luogotenente generale del Regno, che quest’ultimo, alla fine di tutto un processo politico, con decreto legislativo luogotenenziale del 25 giugno del 1944, n°151, che onestamente gli editori dovrebbero pubblicare a premessa storica della Costituzione vigente, si prevede l’elezione a suffragio universale diretto dell’Assemblea costituente e lo svolgimento del referendum sulla forma istituzionale dello Stato.

Quindi, la nazione ha scelto liberamente le sue forme costituzionali per due fatti storici concreti: la permanenza dello Stato sovrano nato dal Risorgimento, procurata da scelte, rivelatesi opportune e corrette, colle quali Re Vittorio Emanuele III ha concluso il suo lungo regno; una volontà politica democratica, rappresentata con fedeltà dalla luogotenenza e dal breve regno di Umberto II. Se, poi, un personale politico miope, nelle sue visioni di prospettiva storica, tiene ancora le ossa dei protagonisti lontane dal Pantheon risorgimentale, ciò lo si deve alla mancanza di coraggio con cui lor signori affrontano ogni giorno quel referendum diuturno che, come scriveva Ernest Rénan, è la nazione: il sentimento della quale, proprio per questo, continua a perdere il referendum ogni giorno, esclusi quelli in cui gioca la nazionale.

http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=82&id_art=3387&aa=2008

Mondo monarchico :: Rania di Giordania racconta la sua sfida

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 22:34
Autore: admin
Oggetto: Rania di Giordania racconta la sua sfida
Inviato: Mer Mag 14, 2008 8:34 pm (GMT 0)

Citazione: Rania di Giordania racconta la sua sfida:
«Così cambiamo la società per le donne e i bimbi»
Rania, la sovrana di Regina

di Lucia Pozzi
ROMA (14 maggio) - Conquista tutti, Rania di Giordania. Perfino gli internauti di YouTube, che per lei è diventata «una grande piattaforma per il dialogo». Bellissima ed elegante, diplomatica e moderna, colta e intelligente, dolce, sorridente, stupenda. È la Regina più popolare e amata al mondo, con le sue idee innovative e le strenue battaglie che conduce a favore delle donne, dei bambini, dei più deboli.

Ama dal profondo l’Italia, perché ci si sente «a casa», grazie al «calore e all’ospitalità» della gente. E perché «abbiamo molti punti in comune», dice in questa intervista esclusiva con Il Messaggero. Nel ’95 ha dato vita alla Jordan River Foundation (JRF), un’Organizzazione non governativa senza fini di lucro, che ha «nel cuore» come ciascuno dei suoi 4 figli. È una parte di lei, della sua anima. «Volevo migliorare la vita della gente comune in Giordania, soprattutto quella delle donne e dei bambini», spiega. «Desideravo dare una mano a chi vuole avviare una piccola impresa, ma manca dei fondi necessari o di una minima pratica in materia contabile; alle madri che hanno la capacità di lavorare, ma non vogliono rinunciare alla cura dei figli; ai piccoli agricoltori che puntano a espandersi per aumentare i profitti. I risultati sono evidenti sotto il profilo umano, ma siamo anche riusciti a ripristinare e a tenere in vita alcune delle più preziose tradizioni culturali della Giordania, come la tessitura dei tappeti, la fabbricazione dei cesti o il ricamo».

Quali sono i fronti sui quali è più attiva la Fondazione, oggi come oggi?
«La protezione dei diritti e dei bisogni dell’infanzia, con il nostro Child Safety Program; e il rafforzamento della posizione sociale di singoli individui e dei poteri delle comunità locali, attraverso il Comunity Empowerment Program».

Che cosa ha significato, in Giordania, la sua battaglia contro gli abusi sui minori?
«Prima che iniziassimo a lavorare con il Programma per la Sicurezza dell’Infanzia e denunciassimo gli abusi contro i bambini, questo era un tema tabù, qualcosa da nascondere, da tacere, e di cui vergognarsi. Si trattava di un atteggiamento dovuto in parte anche alla sacralità del nucleo familiare nel mondo arabo, che tradizionalmente risolve al proprio interno tutte le questioni che lo riguardano. Superare queste barriere, senza infrangerle, è diventata sempre più una sfida. Ero decisa a rimuovere la cultura della colpa e della vergogna, ad affrontare sul serio le cause di fondo del problema e fornire ai bambini e alle famiglie la possibilità di una vera riabilitazione. Oggi sono felice di poter dire che, dopo un lungo periodo di doloroso silenzio in Giordania, l’abuso contro i bambini viene denunciato apertamente ed ad alta voce».

Concretamente, che cosa avete fatto per riuscire a cambiare la mentalità comune? Magari con l’aiuto di soggetti istituzionali diversi...
«Negli ultimi 10 anni, la Jordan River Foundation ha lavorato con diverse altre istituzioni su due fronti principali: la riabilitazione e la prevenzione. E sono davvero fiera dei nostri progressi. Per esempio, nel 2000, la JRF ha fondato Dar Al-Aman, che significa “Casa di Sicurezza”: è il primo “santuario” del mondo arabo per bambini che abbiano subito abusi o privazioni. Abbiamo anche alimentato una coscienza collettiva a tutti i livelli, con spot sui media per gli adulti e spettacoli educativi con i burattini per i più piccoli. Abbiamo lavorato con Ong e comunità locali di tutto il Paese, per sensibilizzare genitori e insegnanti. E oggi siamo fieri del fatto che i nostri progetti pionieristici siano diventati dei modelli per il mondo arabo. La vera ricompensa viene dal sospiro di sollievo e dal sorriso gentile e innocente di un bambino cui sia stato restituito il diritto all’infanzia: cambiare la vita di una piccola creatura è quel che da valore a tutto il nostro impegno».

Questo per quanto riguarda la tutela dell’infanzia. Ma la sua attività si concentra anche molto sulle donne e il lavoro, non è così?
«Nel corso dei miei viaggi attraverso la Giordania ho incontrato, e continuo a incontrare, tante donne esperte e di talento che, pur volendo rimanere a casa per i figli e mariti, sentono di avere tempo ed energia per un lavoro part-time, anche per poter contribuire agli introiti familiari e avere così più voce nelle decisioni domestiche».

È per questo che la JFR ha varato il Community Empowerment Program?«La premessa fondamentale per la Fondazione è di creare opportunità e far crescere il potere delle comunità attraverso progetti capaci di produrre rendite sostenibili. Oggi la JRF fornisce a migliaia di persone i mezzi necessari per sfruttare al massimo il proprio potenziale. Uno dei nostri primi progetti è stato il “Bani Hamida”, che ha ripristinato la tessitura tradizionale in zone rurali della Giordania e che ora da lavoro a circa 530 donne che producono tappeti eccezionali, che arrivano in tutto il mondo con l’etichetta “Confezionato a mano con Orgoglio dalle Donne Beduine Giordane”. Ma ci rendevamo anche conto dell’esistenza di tante famiglie con piccole imprese che lottavano per andare oltre una produzione di sussistenza. E così, attraverso il CEP, abbiamo cercato di sostenerle con un’adeguata formazione o, quando necessario, con finanziamenti e attrezzature specifiche. In molti casi si sono formate delle cooperative, che hanno moltiplicato le possibilità di lavoro creando circoli virtuosi: ecco come il successo produce successo».

I fondi necessari vengono anche dalla vendita dei prodotti artigianali. Si dice che lei, Maestà, abbia dei tappeti che ama particolarmente a casa sua...
«Sì, è così. E sono belli come il giorno in cui li ho comprati. I materiali impiegati nella lavorazione dei cesti, dei tappeti e degli arredi sono di ottima qualità. I colori sono intensi e bellissimi, le lavorazioni e le rifiniture accurate. Poi c’è l’unicità di questi prodotti, un fattore che personalmente adoro: ogni cosa è fatta a mano nelle case delle donne, cosicché non ci sono mai due pezzi uguali. E c’è una storia personale dietro ogni oggetto: acquistarne uno significa aiutare una donna giordana che si sta destreggiando tra le esigenze della maternità e del matrimonio e il suo desiderio di ritagliarsi un angolo proprio, di sentirsi più forte per provvedere al futuro dei propri figli».

L’aumento della disoccupazione è uno spettro per la Giordania, come per noi. Come vi muovete per vincere la sfida?
«Con il 70 per cento della popolazione sotto i trent’anni, creare delle opportunità per i giovani è certamente una delle nostre sfide più pressanti. Servono 80 mila nuovi posti di lavoro l’anno soltanto per evitare che la disoccupazione cresca. La Fondazione sta creando numerose opportunità in tutta la Giordania, incoraggiando le donne più anziane a insegnare alle generazioni più giovani le tecniche della tessitura dei tappeti e a venderli in tutto il mondo, facilitando processi di produzione alimentare come le conserve, oppure associandoci con la Royal Society for the Conservation of Nature per lo sviluppo di progetti di eco-turismo».

A proposito di ambiente, come affrontate il problema della carenza d’acqua?
«È una sfida chiave, per il mio Paese. E per questo la JRF sta lavorando sodo alla conservazione delle risorse idriche, adottando misure che vanno dalla costruzione di una diga all’avvio di sistemi di irrigazione “goccia a goccia”, fino alla realizzazione di partnership con Ong internazionali dirette a verificare la possibilità di un’amministrazione più responsabile della risorsa acqua».

Maestà, c’è partecipazione attiva alle vostre iniziative? Come reagisce la gente?
«È innegabile che negli anni si sia realizzato un cambiamento di mentalità nel nostro popolo. Dal pensare che lo sviluppo dipenda unicamente dal Governo, al credere che il singolo individuo possa influire direttamente sui cambiamenti. Si è così arrivati ad avere fiducia nel fatto che persone con le stesse idee possano formare cooperative creando posti di lavoro, come nel fatto che le donne possano rimanere a casa e badare ai figli e, allo stesso tempo, dedicarsi all’artigianato per contribuire al bilancio familiare».

Che progetti avete per il futuro?
«Siamo indaffaratissimi! Continueremo a consolidare le organizzazioni comunitarie locali perché un maggior numero di poveri possa conquistare lentamente la propria indipendenza economica, e ad incoraggiare il settore privato a essere sempre più coinvolto. Dopo aver istituito la Family Support Line (Linea di Sostegno Familiare, ndr.) la JRF ha in programma di istituire un Family Justice Center (Centro per la Giustizia Familiare, ndr.), che accolga le vittime delle violenze in famiglia. Un team di professionisti si metterà a disposizione per confortare, consigliare, istruire e riabilitare».

Maestà, recentemente le è stata conferita la cittadinanza onoraria di Milano e lei sa di essere molto amata dagli italiani...
«Il sentimento è reciproco. È sempre un piacere, per me, venire in Italia, la verità è che mi sono sempre sentita come a casa. E ciò è dovuto al calore e all’ospitalità del popolo italiano. Ma anche ai molti elementi che le nostre società hanno in comune. Sono particolarmente fiera di come abbiamo lavorato insieme nel campo dell’istruzione, promuovendo scambi, facendo il massimo degli sforzi per la qualità delle nostre università e realizzando network di eccellenza. Perché mentre onoriamo il passato, i nostri due Paesi stanno abbracciando il futuro, con tutte le promesse e le opportunità che il mondo globale ha da offrire».

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24165&sez=HOME_PERSONE

Religione e Spiritualità :: 15 Maggio - San Giovanni Battista de La Salle, Confessore

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 18:24
Autore: IL VANDEANO
Oggetto: 15 Maggio - San Giovanni Battista de La Salle, Confessore
Inviato: Mer Mag 14, 2008 4:24 pm (GMT 0)






15 Maggio

San Giovanni Battista de La Salle, Confessore



Reims (Francia), 30 aprile 1651 - Saint-Yon (presso Rouen), 7 aprile 1719



Nasce a Reims il 30 aprile 1651 da Genitori Nobili, ma non ricchi, e con dieci figli. Si Laurea in Lettere e Filosofia; è Sacerdote nel 1678, ed a Reims assume vari incarichi, collaborando anche all'attività delle Scuole Fondate da Adriano Nyel, un Laico votato all'Istruzione Popolare. Scuole gestite però da maestri ignoranti e senza stimoli. E proprio dai Maestri parte la sua Opera. Riunisce quelli di Nyel in una casa comune, vive con loro, Studia e li fa Studiare, osserva Metodi ed Organizzazione di altre Scuole. Insegna un Metodo e abolisce le Lezioni in Latino, introducendo in ogni Disciplina la Lingua Francese. Nel 1680 nasce la Comunità dei «Fratelli delle Scuole Cristiane». In genere non sono Preti, vestono una Tonaca Nera con Pettorina Bianca, con un Mantello contadino e gli zoccoli, e sotto la guida del La Salle aprono altre Scuole. Nel 1687 hanno già un loro Noviziato. Nel 1688 sono chiamati a Insegnare a Parigi dove in un solo anno i loro allievi superano il migliaio. A causa di critiche e ostacoli esterni da Parigi dovrà portare la sua Comunità nel paesino di Saint-Yon, presso Rouen, dove morirà il 7 aprile 1719. (Avvenire)




Patronato: Insegnanti



Etimologia: Giovanni = il Signore è Benefico, Dono del Signore, dall'ebraico




Combatte l’ignoranza per tutta la vita, e molti combattono lui. Nato da Genitori Nobili, ma non ricchi, e con dieci figli, Giovanni Battista si Laurea in Lettere e Filosofia; è Sacerdote nel 1678, e a Reims assume vari incarichi, collaborando anche all’attività delle Scuole Fondate da Adriano Nyel, un Laico votato all’Istruzione Popolare. Scuole che vanno male, però, soprattutto perché hanno maestri ignoranti e senza stimoli.


E di qui parte lui. Dai Maestri. Riunisce quelli di Nyel in una casa comune, vive con loro, Studia e li fa Studiare, osserva Metodi ed Organizzazione di altre Scuole... Comunica a questi giovani raccogliticci la Gioia dell’Insegnamento, dell’aprire Scuole; li appassiona a un Metodo che da “ripetitori” li fa veri “Insegnanti”, abolendo le Lezioni in Latino, e introducendo in ogni Disciplina la viva Lingua Francese.


Da quel primo nucleo ecco svilupparsi nel 1680 la Comunità dei “Fratelli delle Scuole Cristiane”: il Sodalizio degli Educatori. In genere non sono Preti (lui li vuole Laici, vicini al mondo che devono Istruire nella Fede, nel Sapere, nelle Professioni); vestono una Tonaca Nera con Pettorina Bianca, con un Mantello contadino e gli zoccoli, e sotto la guida del La Salle aprono altre Scuole. Nel 1687 hanno già un loro Noviziato. Nel 1688 sono chiamati a insegnare a Parigi dove in un solo anno i loro allievi superano il migliaio.


Poi cominciano le battaglie, e tutto sembra crollare. Il Fondatore si trova via via attaccato dall’Alto Clero di Parigi, da vari Parroci e dall’autorità civile, dai Cattolici Integrali e dai giansenisti, abbandonato da gente che credeva Fedele, e più tardi anche esautorato. Lui in quei momenti si immerge – si inabissa, potremmo dire – nell’Isolamento Penitenziale, nella Meditazione. Studia e si Studia. Ma resiste, con la sua Mitezza Irriducibile. Da Parigi dovrà portare la sua Comunità nel paesino di Saint-Yon, presso Rouen.


Però la semina continua a dare frutti: nascono le Scuole per adulti, le Scuole per Maestri, gli Istituti d’Istruzione nelle carceri, i Collegi “di Istruzione Civile a pagamento”: e i suoi Libri, trattati e sillabari pilotano l’opera dei maestri. Nei momenti più desolati giunge a dubitare della propria Vocazione per la Scuola e si accusa di nuocere alla stessa Opera. Ma intanto le dedica ogni energia, Scrivendo ed Insegnando per il futuro dei Fratelli, che la fine del XX Secolo troverà presenti e attivi ben oltre i confini della Francia e dell’Europa.


Quando muore nel piccolo centro di Saint-Yon, le sue Case sono 23 e gli allievi diecimila. Ma per i funerali accade l’imprevedibile: trentamila persone si riversano nel paese per dargli l’Ultimo Saluto. Trentamila risposte a persecuzioni e tradimenti. Papa Leone XIII lo Canonizzerà nell’anno 1900. E, cinquant’anni dopo, Papa Pio XII lo Proclamerà "Patrono Celeste presso Dio di tutti gli Insegnanti".



Autore: Domenico Agasso

Fonte: www.santiebeati.it
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Succi Leonelli Marco (IL VANDEANO)

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1945

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 15:00
Autore: Edoardo
Inviato: Mer Mag 14, 2008 1:00 pm (GMT 0)

paolorodolfo ha scritto: Fino a qualche tempo fa San Marino era ancora in guerra con la Svezia (la Guerra dei Trent'anni)

Questa non la sapevo...
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Edoardo

viva V.E.R.D.I
Forza Savoia!

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1945

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 13:05
Autore: paolorodolfo
Inviato: Mer Mag 14, 2008 11:05 am (GMT 0)

Fino a qualche tempo fa San Marino era ancora in guerra con la Svezia (la Guerra dei Trent'anni)
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Paolo Rodolfo Carraro
Responsabile AM per l'Emilia-Romagna

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1946

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 11:23
Autore: AEIOU
Inviato: Mer Mag 14, 2008 9:23 am (GMT 0)

Speriamo che non finisca li.....
_________________
«Fioeui, o i piuma San Martin o i auti an fa fé San Martin a nui!» V.E.II

"Questi uomini non sono un esercito; sono cittadini che difendono il proprio paese ".
Generale R. E. Lee, 15.5.1864.

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1936

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 11:21
Autore: AEIOU
Oggetto: Re: 9 MAGGIO 1936 : 9 MAI MCMXXXVI
Inviato: Mer Mag 14, 2008 9:21 am (GMT 0)

Svperdvpont ha scritto: Saro' la voce discordante di questo bel coro unanime, ma personalmente considero che se avessimo potuto fare a meno dell'avventura coloniale sarebbe stata una gran bella cosa

Viva il Re, si, ma Imperatore d'Etiopia, veramente, non penso ci sia molto di che glorificarsi, sopratutto quando si sa in che condizioni fu fatta questa guerra coloniale .

E lo scandaloso impiego dei gas asfissianti non ne é che un esempio tra gli altri.

Più concretamente, sarei curioso di sapere quali sono le fonti che vi permettono di dire che gli etiopici sarebbero in maggioranza favorevoli al ritorno del tricolore italiano in Addis Abeba.

Il che mi spinge a chiedervi come mai la richiesta di riattaccamento all'Italia non sia stata fatta da tempo ...



Le fonti sono miei amici che per lavoro risiedono nella capitale. Ovvio non c è una marea umana che chiede ogni giorno di "unirsi" all Italia, ma c è uno strano (per l'etiopia mi pare strano) senso, non dico diffuso, ma importante, di "amicizia" con l'Italia e di un pò di nostalgia.

Forse sarà anche dovuto all'attuale situazione del paese, e le persona magari sanno come si sta in Italia e pensano che se rimanevamo loro starebbero come noi....

Comunque sia quella fu una guerra e come si sa le guerre non sono mai ne belle ne "civili".

Gli italiani usarono gas, gli abissini mutilavano i soldati catturati o usavano le famose pallottole "dum-dum". Tu dirai, non è una cosa alla pari, certamente, ma penso che gli etiopi non usarono altre armi solo perchè non ne avevano la possibilità altrimenti l avrebbero fatto volentieri.

Per il resto, l'occupazione italiana non fu "tenera". Ci furono vari episodi "criminali" soprattutto nei giorni dell'attentato a Graziani.

Ma poi alla fina, quale paese coloniale ha conquistato terre chiedendo perfavore?

Quale guerra è stata condotta con metodi "umanitari"?

Si può discutere sul fatto della giustezza o meno di quella guerra, ma sui crimini commessi, si può solo prenderne atto che ci sono stati, ma ormai non serve a nessuno "accusare", dato che i principali artefici sono tutti morti.

Al massimo bisogna fare chiarezza, riportare nei libri di storia i fatti e i nomi di persono di cui si ha la certezza di aver commesso crimini, ma va fatto sempre nominando tutte le parti in lotta e senza dare giudizi, quelli li daranno le persone e la storia stessa.
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«Fioeui, o i piuma San Martin o i auti an fa fé San Martin a nui!» V.E.II

"Questi uomini non sono un esercito; sono cittadini che difendono il proprio paese ".
Generale R. E. Lee, 15.5.1864.

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1945

FORUM di Alleanza Monarchica - Mer, 14/05/2008 - 11:09
Autore: AEIOU
Oggetto: Re: 9 MAGGIO 1945 : 9 MAI MCMXXXXV
Inviato: Mer Mag 14, 2008 9:09 am (GMT 0)

Svperdvpont ha scritto: I russi festeggiano il 9 Maggio, mentre francesi, inglesi e statunitensi "festaggiano" l'8 Maggio.

La capitolazione tra nazisti ed alleati avvenne una prima volta il 7 a Reims, in Francia, e fu firmata dal Maresciallo Jodl.

Il cessate il fuoco fu deciso per le 23 dell'8 Maggio.

Ma su richiesta dei russi, l'armistizio fu rifirmato nella notte tra l'8 ed il 9 a Berlino per un'evidente ragione simbolica ... Capo della delegazione germanica era il Maresciallo Keitel che aveva fatto di tutto per non essere il firmatario della sconfitta.

D'altronde, lo si puo' capire ...

Un ultimo annedoto; gli alleati e la Germania sono ancora ufficialmente in guerra, poiché nessun trattato di pace fu firmato tra di loro

Stranezze della Storia ...



Lo so anche la Russia e il Giappone sono in guerra tra loro "ufficialmente".
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«Fioeui, o i piuma San Martin o i auti an fa fé San Martin a nui!» V.E.II

"Questi uomini non sono un esercito; sono cittadini che difendono il proprio paese ".
Generale R. E. Lee, 15.5.1864.

Politica Italiana :: RE: Dal nuovo Governo, per prima cosa, vorreste:

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 23:07
Autore: riproviamoci
Inviato: Mar Mag 13, 2008 9:07 pm (GMT 0)

Ed io continuo a pormi domande , dure, scomode, spinose. Di questo genere per intenderci.
Come si individua colui che ci è ostile. Certo non ci aspetteremo che sia così gentile o cavalleresco da informarci?
E perche no? aggiungerei io, rendendomi conto di parlare da solo.
E’ lecito agire contro le leggi, gli amici (ex – non informati di non far più parte della categoria), convinzioni, pregiudizi (se si vuole) al solo fine di trarne un vantaggio personale ed economico . Anche contro coloro che nulla ci hanno fatto?
Tutto ciò che abbiamo per abitudine ed educazione censurato, è diventato meritorio e apprezzabile?
E’ sensato assumere un nemico perché qualcuno ce lo indica come il suo nemico? E per questo motivo dovrebbe diventare anche il nostro?
Dimenticando di avere degli obblighi sociali finche la società di riferimento sussiste.
Tutta la contrapposizione politica in Italia si è svolta e si svolge ormai con le caratteristiche di una guerra che nessuno ha dichiarato.
Facciamo un passo oltre:
rubare al nemico non costituisce furto ma legittimo bottino?
Quindi, depredare l’avversario ( e non solo) politico, non é azione disdicevole e censurabile.
In una parola assumere atteggiamenti e abitudini criminali é comprensibile in quanto ci troviamo in battaglia?
Se le cose stanno in questi termini vorrei far notare che nessuno si è assunto la responsabilità di dichiararlo.
Si è si urlato e abbaiato al rosso al nero ma sempre ammiccando italicamente.
Ripeto: perché personaggi un tempo amici si sono comportati come ladroni da strada con il plauso o, al più, il disinteresse di troppi?
Ci si rende conto di come ci siamo comportati?
E’ questa incresciosa situazione che va superata se si vuole sostenere di lavorare nell’interesse della nazione.
E’ questo che mi attendo d’ora in poi. Ma è sensato attenderselo? No, ma occorre pretenderlo.
E questo chiedo al Presidente del Consigli, dei Ministri. Dichiari la guerra conclusa anche se ci si è dimenticati di dichiararla.
Perche se non si è trattato di una guerra (mal condotta) non è umanamente possibile dimenticare.
Per dimenticare occorre aver qualcosa da dimenticare. E direi che il materiale abbonda.
E accidenti quanto è difficile stringere una pace, senza soddisfazione. Solo nell’interesse delle generazioni future sarà possibile farlo.
Sbaglio pensando che la monarchia ci potrebbe aiutare in questo difficilissimo compito?

Giovani monarchici :: RE: Fiera internazionale del libro: E TU CHE LIBRI LEGGI???

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 18:21
Autore: Lorentius
Inviato: Mar Mag 13, 2008 4:21 pm (GMT 0)

Alfredo qui non è l'inquisizione.
In questa sezione gradirei che non vengano messi all'indice certe letture.
Si presume (e SI VUOLE PRESUMERE) che basti la coscienza personale a distinguere letture deleterie alla dignità umana da altre edificanti.

Qui non si vuol dare fuoco a nessun libro...quindi se per te non è un problema vorrei lasciar spazio al topic di esprimersi per quel che è nato cioè sondare le tendenze e i gusti dei frequentatori del forum in materia di letture.
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Lorenzo Beato

Segretario Nazionale Giovanile dell'Alleanza Monarchica - www.amgiovani.it

Esteri :: RE: NEPAL/ GYANENDRA SEMPRE RE PER IL TEMPIO DI JAGANNATH

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 17:51
Autore: Edoardo
Inviato: Mar Mag 13, 2008 3:51 pm (GMT 0)

AEIOU ha scritto: Era meglio un privilegio in meno ma una monarchia in più....

infatti....
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Edoardo

viva V.E.R.D.I
Forza Savoia!

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1945

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 15:40
Autore: Svperdvpont
Oggetto: 9 MAGGIO 1945 : 9 MAI MCMXXXXV
Inviato: Mar Mag 13, 2008 1:40 pm (GMT 0)

I russi festeggiano il 9 Maggio, mentre francesi, inglesi e statunitensi "festaggiano" l'8 Maggio.

La capitolazione tra nazisti ed alleati avvenne una prima volta il 7 a Reims, in Francia, e fu firmata dal Maresciallo Jodl.

Il cessate il fuoco fu deciso per le 23 dell'8 Maggio.

Ma su richiesta dei russi, l'armistizio fu rifirmato nella notte tra l'8 ed il 9 a Berlino per un'evidente ragione simbolica ... Capo della delegazione germanica era il Maresciallo Keitel che aveva fatto di tutto per non essere il firmatario della sconfitta.

D'altronde, lo si puo' capire ...

Un ultimo annedoto; gli alleati e la Germania sono ancora ufficialmente in guerra, poiché nessun trattato di pace fu firmato tra di loro

Stranezze della Storia ...

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Savoye, Bonnes nouvelles !

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1936

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 15:31
Autore: paolorodolfo
Inviato: Mar Mag 13, 2008 1:31 pm (GMT 0)

Specifico,
io sono d'accordo con te per la questione sulla guerra d'Etiopia. Ne avremmo potuto fare a meno e l'uso dei gas (come le pallottole dum dum da parte degli Etiopi) non è stato affatto giustificabile.
Probabilmente c'è qualche nostalgico dell'Italia perchè le condizioni attuali di gran parte delle popolazioni africane sono in proporzione assai peggiori di quando quelle popolazioni erano soggette al dominio europeo.
Io mi riferisco comunque solo all'Eritrea, sull'Etiopia non so nulla.
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Paolo Rodolfo Carraro
Responsabile AM per l'Emilia-Romagna

Storia :: RE: 9 MAGGIO 1946

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 15:22
Autore: Svperdvpont
Oggetto: 9 MAGGIO 1946 : 9 MAI MCMXXXXVI
Inviato: Mar Mag 13, 2008 1:22 pm (GMT 0)

alfredo250 ha scritto: AEIOU ha scritto: Questa è una delle ricorrenze più gioiose e più tristi per l'Italia e i monarchici in particolare.
Il Re Vittorio Emanuele III abdica in favore di Umberto II. A distanza di un mese, il nuovo Re fu costretto a lasciare l'Italia per evitarle una nuova guerra civile.


E da lì nasce tutto il male che sopportiamo ancora oggi!

Re Umberto fece nobilmente la scelta della pace invece della guerra civile e questa decisione é rispettata da tutti noi.

Purtroppo, facendo questa scelta ha anche precipitato indirettamente l'Italia in una repubblica scandalosa che ha realizzato pochi progressi, ma che ha sopratutto sprofondanto il nostro paese in situazioni vergognose.

Non mi piace molto rifare la Storia, ma sono sicuro che se Re Umberto avesse scelto di aspettare almeno 5 anni, come fu il caso in Belgio, il referendum sarebbe stato favorevole alla monarchia. Aveva dalla sua parte l'esercito e gli americani che, preannunciando la guerra fredda, non avrebbero lasciato agire i comunisti italiani senza reagire. Potendo quindi mantenere l'ordine pubblico, poteva prendere il tempo di riorganizzare il regno e di fare votare tutti gli italiani, compresi i prigionieri di guerra, i rimpatriati d'Africa e gli abitanti delle terre irredenti.

Purtroppo sappiamo troppo bene com'é andata a finire questa faccenda e chi tradi' il proprio paese neanche per 30 denari ...

Vae Victis ...

Ma la Storia non finisce qui


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Storia :: RE: 9 MAGGIO 1936

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 15:06
Autore: Svperdvpont
Oggetto: 9 MAGGIO 1936 : 9 MAI MCMXXXVI
Inviato: Mar Mag 13, 2008 1:06 pm (GMT 0)

Saro' la voce discordante di questo bel coro unanime, ma personalmente considero che se avessimo potuto fare a meno dell'avventura coloniale sarebbe stata una gran bella cosa

Viva il Re, si, ma Imperatore d'Etiopia, veramente, non penso ci sia molto di che glorificarsi, sopratutto quando si sa in che condizioni fu fatta questa guerra coloniale .

E lo scandaloso impiego dei gas asfissianti non ne é che un esempio tra gli altri.

Più concretamente, sarei curioso di sapere quali sono le fonti che vi permettono di dire che gli etiopici sarebbero in maggioranza favorevoli al ritorno del tricolore italiano in Addis Abeba.

Il che mi spinge a chiedervi come mai la richiesta di riattaccamento all'Italia non sia stata fatta da tempo ...

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Sondaggi Politica :: RE: rientro in patria delle salme degli ex Re e consorti?

FORUM di Alleanza Monarchica - Mar, 13/05/2008 - 10:56
Autore: Svperdvpont
Oggetto: Etes-vous favorables au rapatriment des Rois morts en exil
Inviato: Mar Mag 13, 2008 8:56 am (GMT 0)

paolorodolfo ha scritto: alfredo250 ha scritto: admin ha scritto: in effetti questo rischio esiste ed aggiunto che e' proprio quello che vorrebbero i repubblicani .

Evidentemente dovremmo rifiutare qualsiasi luogo diverso da Pantheon in quanto solo cosi' ci sarebbe un riscatto morale e politico della Monarchia.

la propaganda repubblicana ha falsificato la storia per distruggere la Monarchia (l'unica alternativa) e quindi il rientro dei Sovrani nel luogo simbolo della Monarchia Italiana sarebbe la pietra "tombale" della falsa propaganda antimonarchica!!

Rimane il fatto che il rientro e' molto importante per noi ma non e' assolutamente la fine del nostro progetto politico.


D'accordo su tutto, soprattutto sull'ultima affermazione!!

Ho evidenziato in rosso quell'affermazione non perchè non sia vera, tutt'altro, ma perchè essendo l'informazione in mano ai repubblicani (o meglio, in mano a persone che intendono mantenere lo status quo), c'è il rischio che anche questo doveroso gesto di riparazione possa essere mostrato come qualcosa di diverso.


Più che rischio direi certezza! Concordo

D'accordissimo con tutti voi.

Berlusconi aveva evocato la riforma dei programmi scolastici; non credo che ci sia da aspettarsi miracoli, ma forse un ricentramento dei libri scolastici puo' essere un primo passo a livello d'insegnamento storico.

Non m'illudo molto, ma forse qualcosa si puo' sperare.
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