SCUOLA

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Negli ultimi 30-40 anni si sono abbattute sulla scuola italiana numerosissime riforme, a volte strumentali o fini a sè stesse, che non prefigurano tuttora un disegno d'insieme, se non in modo apparente, come è la così detta riforma dei cicli scolastici, da Berlinguer alla Moratti.

Il problema di fondo della scuola è che lo Stato liberal-progressista si è arrogato il monopolio dell'insegnamento , non per formare delle persone, attraverso un progetto educativo e dei valori da tramandare, ma per creare semplicemente un cittadino tipo, sradicato dalla sua appartenenza religiosa e dalle identità culturali che gli provengono dalla condizione familiare e sociale.

Lo Stato tende, infatti, ad eliminare ogni specificità per forgiare il cittadino elettore ideale, di una democrazia ideale , perfetta e bipartitica. Anche il bipartitismo, infatti, elimina le differenze e le singole identità che disturbano i padroni della politica e dell'economia, ai quali deve essere garantito il potere di fare i propri affari e di considerare i popoli come polli da batteria.

Lo studente di tale scuola deve essere condotto a fondere la propria volontà individuale in una volontà collettiva, dove anche il divertimento sia uguale ed obbligatorio per tutti.


Negli anni 1960-70 simili indirizzi hanno permesso ai cattivi maestri di costruire un sistema di corruzione sistematica dei giovani, all'interno della scuola, attraverso l'insegnamento diffuso alla trasgressione.

Simili sciagurati hanno creato danni irreversibili, con l'assecondare i problemi, anzi con il considerare atteggiamenti e mode, anche perverse, come manifestazioni di orgoglio e tendenze di gruppo (drogarsi in compagnia non va considerato reato).

Detto tutto questo, ci pare che la riforma Moratti tolga la scuola allo Stato - padrone, per consegnarla ai nuovi padroni delle lobbyes economiche.


Visti gli esempi americani è come cadere dalla padella nella brace.

Ogni concezione democratica (come ogni riforma scolastica) non può prescindere dal considerare lo Stato e la società come enti, organizzazioni di servizi che devono offrire mezzi appropriati, quindi differenziate occasioni di sviluppo, di crescita culturale, professionale, civile per i singoli cittadini.

Tutto questo nella considerazione che lâ'uomo non è una realtà accidentale, non è il prodotto di una categoria o di una classe sociale. Ha una sua coscienza autonoma, una responsabilità personale verso la Società , presente e futura, e verso Dio.

Finora si sono mortificati gli interessi, le motivazioni dei ragazzi; non si sono dati i mezzi necessari per favorire le scelte secondo le proprie inclinazioni: si è creata una scuola demotivata sia per gli allievi, sia (almeno in parte) per i docenti.

Totale equiparazione tra la scuola pubblica e quella privata (religiosa e non).