Alleanza Monarchica

Genova - Alleanza Monarchica difende Re Vittorio Emanuele II

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Genova Alleanza Monarchica

Il Segretario Nazionale di Alleanza Monarchica, Avv. Massimo Mallucci, in relazione alla lapide posta in P.zza Corvetto, a cura del Comune di Genova, su proposta del Movimento Indipendentista Ligure e di "A Compagna", osserva che il Capo dello Stato, sia esso Re o Presidente della Repubblica, non può essere impunemente offeso, con l'attribuzione di responsabilità e fatti che non possono esserGli riferiti, come avvenuto con Vittorio Emanuele II, Sovrano Costituzionale e primo Capo dello Stato Unitario.

Spiace dover rilevare come tale iscrizione sia stata deliberata all'unanimità del Consiglio Comunale di Genova, come riferito dai giornali.
Osserva, inoltre, come l'unità della Nazione non possa essere messa in dubbio con fantasiose ricostruzioni storiche che rivendicano, come inciso sulla lapide pretese forzature e illegittimità dell'unione Ligure-Piemontese, consentendo un'implicita rivendicazione della indipendenza della Liguria, come appare nella stessa denominazione del Movimento promotore della dubbia iniziativa.
Osserva come un Comune Italiano non dovrebbe patrocinare iniziative atte a creare divisioni, rancori, discriminazioni di cui, oggi, non abbiamo proprio bisogno.

Comunica che Alleanza Monarchica promuoverà un esposto alla Procura della Repubblica e chiederà l'intervento del Prefetto, per quanto accaduto.

In relazione alle ripetute prese di posizione, riportate dalla stampa, del Movimento Indipendentista Ligure (al limite del Codice Penale già nella sua denominazione), nonchè a recenti "targhe", che raccontano favole, spiace dover constatare come proposte, anche interessanti, sul piano operativo, ad esempio quella per Genova "porto franco" (già auspicata dal senatore Lauro e dal partito di Stella e Corona), perdano efficacia e credibilità perchè supportate da vere e proprie "asinate" sul piano storico.

Si vomita fango su Re Vittorio Emanuele II , primo Capo di Stato dell'Italia unita, ritenendolo responsabile della repressione, avvenuta a Genova nel 1849, di una vera e propria "guerriglia urbana" che attentava alla sicurezza e unità dello Stato, in un momento grave per il Regno di Sardegna, a seguito della sconfitta dovuta alla prima guerra per l'indipendenza.
Si dimentica che il Re Vittorio Emanuele II era un Sovrano costituzionale e, come tale, non si occupava certo di ordine pubblico, essendo competente, per questa materia, il Ministro degli Interni.
Tale guerriglia, sviluppatasi solo nel Comune di Genova ed alla quale rimase estranea il resto della Regione, non tendeva tanto alla restaurazione di una repubblica, ormai finita da tempo, ma alla manifestazione esasperata di preoccupazioni, contro una posizione reazionaria che si stava manifestando all'interno del governo.

Fu proprio il Re Vittorio Emanuele II ad affermare, con una leale difesa della Costituzione, quei principi liberali e parlamentari che si sono, poi, sviluppati, nel nostro Paese, grazie a Casa Savoia che garantì le più importanti libertà indivuali, politiche e associative in un momento storico in cui, in Europa, vigeva lo "stato di polizia".

Pensiamo a tutte le leggi di riforma, introdotte da Carlo Alberto, nonchè a quelle sulla libertà di stampa e di associazione per i lavoratori.

In modo del tutto falso si attribuisce al Re Vittorio Emanuele II di aver rivolto ai genovesi una frase offensiva. E' sufficiente leggere la lettera, inviata dal Re al Generale La Marmora, ove la frase è riferita ai sediziosi e violenti e non certo ad una città e ad una popolazione.

E' giusto ricordare le benemerenze storiche e commerciali dell'antica Repubblica di Genova, ma non affermare assurdità come quelle di definire la Repubblica di Genova "moderna e progressista", sottolineando la "forma istituzionale repubblicana" e un inesistente "ordinamento interno di stampo federalista", così come un improbabile e mai esistito "spirito cosmopolita tollerante e multietnico".

E' ora di ricordare, una volta per tutte, che la Repubblica di Genova non fu mai uno stato vero e proprio, ma una oligarchia commerciale , in mano a poche famiglie, in perenne guerra tra loro, che detenevano, spesso in modo avido, un potere pressochè assoluto. Questa "azienda-stato" non si curava minimamente delle necessità dei propri cittadini, soprattutto al di fuori delle mura di Genova.

Le prime strade di collegamento nelle campagne e, in certi luoghi della costa, per non parlare, poi, delle scuole e degli ospedali, si sono realizzate soltanto con la felice unione della Liguria al Piemonte Sabaudo. Insieme si è lavorato per portare prosperità, progresso e un'organizzazione statuale degna di questo nome.

L'unione al Regno di Sardegna è stata salutata con gioia da tutte le popolazioni delle provincie liguri, oppresse da una tirannide secolare, è stata salutata con gioia dai contadini dell'entroterra che, per la prima volta, hanno potuto aprire luci, vedute e finestre, nelle proprie case, senza dover pagare tasse alla Repubblica, in base alle grandezze delle rispettive aperture.

E' stata salutata con gioia da tutti coloro che hanno potuto leggere, per la prima volta, dei liberi giornali, vietati, da sempre, dal governo tirannico della repubblica di Genova.
Il buon Re Vittorio Emanuele II è stato salutato da un vero tripudio di popolo quando, sbarcato in Liguria , durante il suo rientro trionfale a Torino, come primo atto, abolì le tasse di successione e la leva militare obbligatoria, imposte dai governi giacobini francesi e dai loro collaborazionisti liguri.

E' assurdo, poi, imputare al Congresso di Vienna (1815) il mancato rispetto dell'autonomia della Repubblica di Genova.
All'epoca, infatti, questa non esisteva più, per volontà degli stessi genovesi. Alla Francia, infatti, la Repubblica di Genova si era del tutto consegnata e non solo arresa. Dopo effimere vicende, nel 1805, il Senato di Genova si autoscioglie e la Liguria, a causa di questo atto del governo genovese, smette di essere autonoma e viene incorporata nell'Impero Napoleonico.

E' assurdo, inoltre, denunciare il mancato ricorso ad un plebiscito, sottolineando un trattamento differenziato rispetto alle altre regioni italiane, in quanto ci si riferisce a momenti storici del tutto diversi. I plebisciti, rientrano in una concezione liberale dello Stato che non si era ancora affermata nel 1815.

Del resto la stessa Repubblica di Genova, pochi decenni prima del tanto deprecato Congresso di Vienna, aveva venduto, per denaro, alla Francia un'intera isola, facente parte del proprio territorio: la Corsica.
Nell'occasione non fu richiesto alle popolazioni di esprimere il proprio parere mediante plebiscito. Ciò che non è valso per i corsi, non si vede perchè debba valere per i genovesi.

E' giusto ricordare le benemerenze della Repubblica di Genova, senza dimenticare però, che Genova deve essere annoverata tra le città più risorgimentali d'Italia e che la Liguria diede al Regno Sardo, uomini politici di primo piano, voluti espressamente dalla Corte di Torino, come Vincenzo Ricci, Ministro dell'Interno e successivamente delle Finanze, e Lorenzo Pareto Ministro degli Esteri. Senza dimenticare Goffredo Mameli, autore di "Fratelli d'Italia".

Esasperazioni di fatti lontani,rappresentati in modo fantasioso, non giovano certo allo sviluppo della nostra Regione, per la quale occorrono proposte concrete e attuali.