Per il referendum Monarchia - Repubblica si voto' nei giorni 2 e 3 giugno 1946, quando ancora non erano rientrati tutti i prigionieri di guerra e parte delle Province orientali non erano ancora riunite all'Italia.
Il voto fu preceduto in tutto il Nord Italia da violenze, intimidazioni e minacce che resero quasi impossibile la propaganda monarchica.
Il Governo era in mano ai partiti repubblicani essi avevano costituito una Polizia Ausiliaria composta per il 90% da elementi comunisti della Resistenza, che avevano soprattutto tutti gli elementi non comunisti della Resistenza stessa ed usavano il potere cosi' conquistato per reprimere senza scrupoli ogni manifestazione di dissenso.
Il Ministero degli Interni che controllava le operazioni di voto era in mano al socialista Giuseppe Romita, fanatico repubblicano.Cio' nonostante i dati che pervenivano nei primi giorni dello scrutinio davano la monarchia in vantaggio. Il 4 giugno questo vantaggio appariva inattaccabile in tale data il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi scriveva ai Ministro della Real Casa, Falcone Lucifero: "il ministro Romita ritiene ancora possibile la vittoria repubblicana. Io, personalmente, non credo che si possa - rebus sic stantibus - giungere a tale conclusione".
Improvvisamente, nella notte tra il 4 e il 5 giugno la situazione si capovolse a favore della repubblica, con l'immissione di una valanga di voti di dubbia provenienza Ci sono innumerevoli testimonianze su questo inopinato capovolgimento dei risultato: Papa Pio XII, ricevendo Falcone Lucifero il 23 giugno, quando il RE era gia' partito per l'esilio gli disse: "anche noi la mattina del 4 avevamo avuto la notizia dall'Arma di Carabinieri che aveva vinto la Monarchia, il 5 invece aveva vinto la repubblica".
Accurati studi statistici hanno dimostrato che in quell'epoca non potevano esserci tanti votanti quanti ne sono stati conteggiati nei dati ufficiali del Ministero dell'Interno, dunque i voti che avevano dato la vittoria alla repubblica erano scaturiti dal nulla.
In piu' ci furono innumerevoli brogli nelle sezioni elettorali e un'infinita' di irregolarita' non soltanto formali. Furono presentati migliaia di ricorsi che non furono mai presi in considerazione.
Dopo una riunione interlocutoria della Corte di Cassazione, alla quale spettava il compito di verificare la regolarita' del voto e di proclamare ufficialmente i risultati nella notte tra il 12 e 13 giugno il Governo "in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura" (come si legge nell'ultimo proclama di Re Umberto II) si impadrono' del potere, nominando Alcide De Gasperi capo provvisorio dello stato.
Dalla frontiera orientale le forze comuniste dei Maresciallo Tito minacciavano di intervenire se il Re avesse reagito di fronte al sopruso, come era suo diritto.Di fronte al rischio di scatenare una guerra civile il Re decise di sacrificarsi, partendo per l'esilio in Portogallo in quello stesso giorno.
Il successivo 16 giugno la Corte di Cassazione si riunì nuovamente e legge i risultati del referendum quali erano stati trasmessi dal Ministro degli Interni Romita: 12.717.923 voti per la repubblica, 10.719.284 per la Monarchia, 1.509.735 schede nulle (non conteggiate ai fini della definizione dei quorum di maggioranza).La Corte non proclamo' mai la repubblica !