Alleanza Monarchica

Risposta Aperta a Lettera Aperta dell’Avv. Franco Malnati

Credevo che le lettere aperte dovessero in primis venire inviate al destinatario, ma devo ricredermi posto che quella che mi hai indirizzato il 9 ottobre da un sito Internet, mi è pervenuta solo grazie ad un amico che l’aveva casualmente letta.

Nel rifarti all’articolo
“Vicini al capolinea?”
da me firmato sul numero di settembre del mensile “Italia reale”, mi rivolgi una serie di in parte larvate ed in parte chiaramente espresse accuse, fondate su Tue illazioni fantasiose, inveritiere ed offensive.

Comincio ricordandoTi una situazione che dovresti ben conoscere per esserne stato tra i protagonisti.
Quando nel 1971 si cominciò a parlare della possibilità che il Partito Monarchico confluisse nel Movimento Sociale Italiano, la Direzione Nazionale del P.D.I.U.M. incaricò l’On. Alfredo Covelli di recarsi da S.M. Umberto II a Cascais e me di recarmi dal Principe Vittorio Emanuele a Ginevra per esporre la situazione e apprendere il Loro pensiero in merito.

Tornati entrambi dalle rispettive missioni, informammo gli altri membri della Direzione Nazionale che sia il Re che il Principe si erano espressi con fermezza contro la scomparsa del Partito.
Cosa avvenne poi? Come vennero rispettati i voleri del Re e del Principe?

La risposta l’hai fornita Tu stesso in articolo pubblicato sul numero di giugno 1991 del citato Mensile, ove hai scritto “Essa (la confluenza nel M.S.I.) fu approvata, ahimè, da un Congresso, nel quale la minoranza dissenziente (riunitasi sotto la sigla “Alleanza Monarchica “) fu oggetto di attacchi ingiusti e pesanti. E lo dice uno che fece parte della maggioranza, del che ha il dovere di fare ammenda. Ma quale fu l’errore? L’errore fu di credere che si trattasse di un’alleanza mentre si trattava, puramente e semplicemente, dell’assorbimento da parte del Movimento Sociale Italiano”.

Sei, dunque, tra i responsabili della scomparsa del Partito Monarchico e conseguentemente è del tutto fuori luogo che Tu scriva a me (che, al contrario, non tradii il volere del Re e del Principe) “Io e molti altri continueremo sulla nostra strada, anche se dovesse costarci lacrime e sangue”.


Quali “lacrime e sangue” in persone che dopo aver determinato la scomparsa del Partito Monarchico non hanno mai minimamente operato per tentar di farlo rinascere, limitandosi a starsene rintanati senza scendere nelle strade come (sia pure con deludenti risultati causati anche dall’essere stati lasciati soli), abbiamo fatto e, Dio volendo, continueremo a fare noi dell’Alleanza Monarchica?


Caro Malnati, è chiaro che, come mi hai scritto, sono stressato e stanco, ma (con evidente disappunto Tuo e dei Tuoi sodali) per ora non getto la spugna né tanto meno sono in bilico in attesa di perfezionare il “traghetto” verso altri lidi (come del tutto gratuitamente prevedi e come Tu con altri hai fatto nel 1972 pugnalando il Partito Monarchico e le speranze in esso riposte dai monarchici Italiani).

Mi spiace che, pur conoscendoci da tanti anni, Tu non abbia ancora capito che vi sono persone che non si vendono e, al massimo, chiudono i battenti e abbandonano la partita, il che è chiaramente tutt’altra cosa.

La verità è che né Tu né i Tuoi mi perdonate di avere, prevedendo quello che purtroppo poi si è verificato, più volte attaccato taluni cortigiani che circondavano il Principe Vittorio Emanuele, esprimendo apertamente e con tanto di firma il mio pensiero, al contrario di quanto fatto nella anonima “Lettera aperta a Vittorio Emanuele di Savoia” diffusa dallo stesso sito Internet il 28 giugno 2006 dai Tuoi accoliti, con la quale gli è stato allucinantemente ed offensivamente proposto (ma gli sarà mai pervenuta al pari della lettera aperta che hai indirizzato a me?) di attribuire la “Luogotenenza generale del Capo della Dinastia” a “Sua nuora Clotilde”.

Solo il pensiero che Tu sia stressato e stanco più di me, mi induce a lasciar correre sui Tuoi poveri riferimenti a “contropartite future” che furono proprio quelle (poi andate deluse nella speranziella) che indussero Te e gli altri a votare la svendita del Partito Monarchico ad Almirante e camerati, nonché al parimenti delirante Tuo riferimento a mancanza di correttezza nell’ingannare la gente.

Al capolinea non sono ancora arrivato, ma vi sono forse tristemente vicino per causa e colpa di quanti oltre ad aver voluto la scomparsa del Partito Monarchico, non hanno mai osato dire al Principe Vittorio Emanuele la verità, comportandosi più da pavidi servi che da sudditi.

Pensaci e pentiti.

Torino, 12 ottobre 2006.
Roberto Vittucci Righini